schema obbiettivo fotograficoSe dobbiamo scegliere di acquistare un determinato obbiettivo fotografico è bene capire la differenza che c’è tra quest’ultimo e l’occhio umano.
Infatti l’occhio percepisce un’immagine dinamica, cioè il cervello analizza ciò che l’occhio vede e ne mette a fuoco i vari centri di interesse. L’obbiettivo della macchia fotografica invece percepisce l’immagine in maniera statica, cioè  vincolata  dall’angolo di ripresa e dalla prospettiva.

Per avvicinarsi al risultato dell’occhio umano è necessario scegliere gli obbiettivi in relazione alla situazione da riprendere.

L’obbiettivo è formato da una o più lenti che trasmettano l’immagine di un oggetto sul piano focale. Ogni lente ha nel sistema focale una propria posizione, una propria forma e dimensione.
Gli obbiettivi consentono di coprire un’angolazione di campo che va da 5° a 180° , e si distinguono in base all’angolo di campo in:

Normali (con angolo di circa 45° )
A fuoco lungo (teleobbiettivi con campo inferiore a 45° )
Grandangolari (con campo superiore a 45° )
Lunghezza focale e angolo di campo
è rappresentata dalla distanza del centro della lente e il suo fuoco principale, dove convergono tutti i raggi di luce provenienti da una distanza infinita. Gli obbiettivi di grande lunghezza focale avvicinano l’oggetto ripreso, perchè hanno un angolo di campo più ristretto di quelli di focale inferiore.

Luminosità
è la quantità di luce che può entrare attraverso la prima lente  dell’obbiettivo (max apertura del diaframma). Una maggior luminosità dell’obbiettivo consente di scattare buone immagini con poca luce. Gli obbietti molto luminosi sono anche molto costosi, è consigliabile sopperire con una pellicola più sensibile a scapito della nitidezza della foto.

Messa a fuoco
utilizzando gli obbiettivi tradizionali la messa a fuoco avviene ruotando l’apposita ghiera, essa provoca un movimento tra le lenti fino a che l’immagine non risulta perfettamente nitida.

La messa a fuoco non è più necessaria quando il soggetto è molto distante e si imposta l’obbiettivo sull’infinito, se invece si usano apparecchi autofocus con messa a fuoco automatica, sarà il motore elettrico incorporato a stabilire i giusti parametri.

Profondità di campo
è determinata da tre fattori:

1) l’apertura del diaframma
2) la distanza del soggetto
3) la lunghezza focale dell’obbiettivo
La profondità di campo aumenta con la chiusura del diaframma.
Nelle foto ravvicinate dette macro difficilmente  è possibile mettere tutto il soggetto a fuoco, anche diaframmando al massimo e usando un obbiettivo con minor lunghezza focale, la profondità di campo risulta ancora insufficiente. Sarà utile cercare un angolo di ripresa in modo che le distanze tra le varie parti del soggetto siano simili.

Diaframma
è composto da lamelle metalliche interposte all’interno dell’obbiettivo. Formano un foro regolare che determina il diametro del fascio di luce e quindi l’intensità che colpisce il piano focale, e ne determina la profondità di campo, cioè la nitidezza del soggetto. Il diaframma si chiude al valore impostato solamenente al momento dello scatto.

1) Più chiudi il diaframma maggiore sarà la profondità di campo
2) Minore la lunghezza focale, maggiore sarà la profondità di campo
3) Maggiore è la distanza tra soggetto e l’obbiettivo, più estesa è la profondità di campo.